Un papà e dodici pallottole

Loo aveva dodici anni quando suo padre le insegnò a sparare.

Loo cresce senza una mamma, senza una casa: ha solo un padre, Samuel Hawley, dal lavoro misterioso e con il corpo costellato di cicatrici, sistemazioni provvisorie dalle quali bisogna scappare di notte, senza sapere bene il perché, e un bagno trasformato dal padre in un’altare alla moglie defunta: tutte le sue foto incollate alle piastrelle umide, i suoi profumi conservati religiosamente, come una reliquia.

Loo cresce in un rapporto simbiotico con questo padre reticente e affettuoso, che come un Atticus Finch criminale cerca di fare il meglio per trasmettere alla figlia la propria metis, i suoi valori; Hannah Tinti ci racconta questo rapporto difficile e commovente con uno stile trattenuto, a tratti visionario, che suona a volte come un western crepuscolare e scandisce la vita di Samuel secondo l’ordine delle pallottole che hanno crivellato il suo corpo negli anni, e i vari disastri e sbagli che hanno costellato la sua vita.

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