Il Festivaletteratura 2019, spiegato bene

Prima c’è la lunga attesa. Poi, l’entusiasmo, l’euforia; ehi! è uscito il programma del Festival. Subito seguito, inevitabilmente, dallo sconforto: ah, ecco, il programma del Festival. Un quintostiliardo di autori, più eventi che stelle nella galassia: è molto facile perdersi d’animo, davanti a un programma imponente come quello del Festivaletteratura di Mantova.

Io ho provato a fare la fatica per voi, e spremere da tutto quel popò di roba dieci nomi che secondo me non si dovrebbero perdere, ma attenzione: l’unico parametro è il mio gusto, quindi la lista non ha nessuna pretesa di completezza.

Margaret Atwood

La signora della fantascienza distopica non ha bisogno di presentazioni; e grazie anche a quella famosa serie tv, e a un certo ministro della famiglia, in Italia sta avendo un periodo di fortuna e ristampe. Fa un evento con Alberto Manguel .

Colson Whitehead

Se la Atwood guarda al futuro, per riflettere sulle storture di oggi, Whitehead guarda al passato e lo reinventa con uno stile sempre brillante e sorprendente.

Whitehead reinventa l’America dello schiavismo e del segregazionismo, i conflitti razziali e gli aneliti di uguaglianza che la attraversano, firmando due avvincenti metafore di un paese in perenne tensione, segnato da ferite tuttora aperte

Dialoga con lui Stas’ Gawronski

Jane Sautiére

Scrivere un memoire, che suoni allo stesso tempo autentico e originale, nel 2019, non è facile: Jane Sautiére ci riesce raccontando in Guardaroba la sua vita attraverso i suoi abiti, scelti, ereditati, smessi, mai messi… L’incontro la mette a confronto con Elvira Seminara, l’autrice di Atlante degli abiti smessi

Doris Femminis

Se l’ambientazione rurale, contadina, il freddo delle montagne, l’inospitalità della natura non vi spaventano, i romanzi di Doris Femminis fanno per voi. Nelle pagine di Chiara cantante e altre capraie si ritrovano i riti arcaici di un mondo contadino guardato e raccontato senza sentimentalismi. Dialoga con l’autrice svizzera Paolo Colagrande

Bergsveinn Birgisson

Restando in atmosfere gelide e inospitali, non si può non fare una capatina in Islanda con la saga Il vichingo nero

le straordinarie imprese di Geirmundur Heljarskinn, vissuto nel IX secolo d.C. e definito in molti testi medievali come «il più grande dei coloni norvegesi» e «l’uomo più ricco d’Islanda». Nel ricostruire dopo lunghe ricerche le gesta di questo uomo di mare, cacciatore e viaggiatore del Grande Nord, nato dal re norvegese Hjør e da una sami siberiana, Birgisson si è affidato all’aiuto della filologia e della linguistica, dell’archeologia, dell’antropologia e di varie altre discipline, dando vita a un testo magico e indimenticabile, in bilico tra biografia, romanzo e saggio storico.

L’incontro si terrà Giovedì presso l’Università.

Meg Wolitzer

Se avete visto The Wife, quel bel film con Glenn Close, Meg Wolitzer la conoscete già: una scrittrice brillante che unisce alla profondità dell’indagine psicologica uno scorticante sguardo femminista, che non risparmia nessuno:

I libri scritti dagli uomini hanno caratteri magniloquenti in copertina, come se fossero un evento eccezionale, mentre su quelli scritti da donne figura un immaginario che io chiamo ‘ragazzina in un campo di grano’

Dialoga con lei, e faranno scintille, la Lella Costa.

Nora Krug

Ci sono memorie così pesanti, così complicate, che a volte le parole da sole non bastano. E così come Art Spiegelman usava e reinventava i cartoon da Mickey Mouse per raccontare l’Olocausto, Nora Krug si confronta con l’identità e la storia della Germania, con le sue responsabilità, con le sue zone grigie, utilizzando il medium del graphic novel e innovandolo, aprendolo anche ad altri media.

Attraverso il suo memoir grafico – a metà strada tra il graphic novel e il libro illustrato, ricco di materiali grafici raccolti durante la sua ricerca – Nora Krug ha indagato l’immaginario nel quale è cresciuta, cercando di fare i conti con il passato del suo paese e della sua famiglia.

L’autrice parla con Francesco Cataluccio

Ian McEwan

Qui torniamo ai nomi quelli importanti, che non hanno bisogno delle mie introduzioni:

Nel corso della sua lunga carriera, l’acclamato autore di best seller (L’amore fataleEspiazione o il recente Macchine come me) ha affascinato generazioni di lettori ed esplorato le più disparate ramificazioni della scrittura, trattando spy-story, romanzo psicologico, fantastico, distopico o sentimentale, trasformandosi costantemente “in un foglio bianco” e amalgamando pazienza, superstizioni lavorative e “genuina solitudine” per produrre ogni volta una ricerca su cosa significhi essere umani.

L’incontro è coordinato nientepopodimeno che da Marcello Fois

Ali Smith

Ambientazioni domestiche e britanniche, dialoghi scintillanti e affilati come rasoi: se è la meraviglia di un linguaggio ironico e instancabilmente intelligente quello che state cercando, Ali Smith fa per voi.

Tra le voci più originali e influenti della letteratura britannica contemporanea, Ali Smith (L’una e l’altra, Voci fuori campo) ha sempre saputo descrivere la Gran Bretagna attraverso il filtro dell’allegoria, alternando riferimenti alla drammatica attualità – dalla Brexit ai cambiamenti climatici – a riflessioni sul linguaggio e colte allusioni letterarie. I

Dialogo con Ali Smith la professoressa Teresa Franco.

Wole Soyinka

Chiudiamo in bellezza con un premio Nobel, uno dei massimi poeti e drammaturghi africani di lingua inglese del Novecento. La sua poesia si scontra e combatte con l’attualità:

Chibok è la città dove i fondamentalisti islamici di Boko Haram rapirono, nel 2014, 276 studentesse. Leah è una di queste, una quindicenne cristiana ancora prigioniera degli jihadisti. Wole Soyinka, scrittore da sempre impegnato nella lotta per i diritti civili e premio Nobel per la letteratura, ritorna alla poesia con Ode laica per Chibok e Leah dove due voci della disobbedienza – Leah e Nelson Mandela – rivelano quanto può essere potente un solo “no” opposto al fondamentalismo e alla violenza.

L’appuntamento è per Sabato al Teatro Bibiena

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