Dilemmi atomici

Il dubbio mi si è infilato nel cervello mentre affettavo le zucchine: ma è possibile tagliare un atomo, col coltello, per sbaglio, tipo mentre, per fare un esempio a caso, stai affettando le zucchine? E in questo caso esplodo io e anche tutto il mondo?

Quelli di voi che hanno avuto una formazione scientifica più solida della mia probabilmente sbufferanno e la penseranno una domanda stupida; io invece non riuscivo a smettere di pensarci, e una sera davanti a molte birre (ma strettamente per ragioni di studio perché, è risaputo, la birra è composta di atomi) ho sottoposto il quesito a degli amici, e a fine serata avevamo tre teorie, tutte e tre completamente prive di qualsiasi fondamento scientifico:

  1. La teoria induttivista: è sicuramente possibile tagliare un atomo per sbaglio con un coltello, tuttavia l’atomo è così piccolo che è altamente improbabile riuscirci, talmente improbabile che ancora non è mai successo a nessuno (ma magari val la pena di mettere una puntina su Atlantide?); ma proprio come la storia del cigno nero, solo perché non è ancora successo non è detto che non succeda, tipo, adesso. O domani. O fra un milione di anni.
  2. La teoria ikea: il coltello non taglia gli atomi perché gli atomi sono duri e fra uno e l’altro hanno un sacco di spazio; quindi il coltello ci passa in mezzo come se passasse in una piscinetta di palline di plastica dell’Ikea
  3. La teoria Oscure materie: il coltello è troppo grande, servirebbe una lama sottile, come quella che Lyra usa nella saga delle Oscure Materie. Si è discusso se la lama debba essere di adamantio o qualche altro immaginario materiale ma nessun accordo è stato raggiunto rispetto a questo aspetto del problema.

Googlando il problema salta fuori che forse la teoria più sensata è quella della piscinetta dell’ikea, ma io, perché vi ho raccontato tutto questo? Perché quella serata di disquisizioni atomiche mi è tornata in mente ieri grazie a Una cosa marrone chiaro e altri racconti di Fritz Leiber; in uno dei racconti il protagonista ha un rovello atomico molto simile al mio, che si risolve con un guizzo d’immaginazione all’altezza del talento immaginifico e weird di Leiber (spoiler: non c’entra l’ikea, stavolta).

Leggere questa antologia emana un piacevole odore di polvere, sembra di aver recuperato un numero di Weird Tales dalla soffitta del nonno: manieri infestati da insetti giganti, ontologie sovrannaturali e indescrivibili che stendono un’ombra metafisica e opprimente sulla metropoli moderna, inquietudini che serpeggiano sotto la superficie scintillante della società dei consumi americana anni 50.

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